L'etica al centro della digitalizzazione

07.11.2019
Contributo di Johan Rochel, Lea Strohm
Pubblicato sotto:   etica, innovazione, digitalizzazione, PMI
Versione originale: francese

Per molti includere l'etica nell'innovazione digitale rappresenta una corsa persa in partenza. L'innovazione avanza a gonfie vele e qualche disperato cerca di far spazio all'etica in questo processo. Fa di tutto per «sensibilizzare» le imprese, «unire» la società o «mobilizzare» il grande pubblico. L'intento di introdurre l'etica nell'innovazione digitale è lodevole ma difficile da realizzare.

Stop. Pausa. E se questo modo di vedere la realtà fosse sbagliato? Vediamo il tutto in modo diverso: l'etica è sempre al centro del processo innovativo. Questi processi non piombano dal cielo, sono il risultato di decisioni molto umane che implicano certi valori ben specifici. Quando il reparto R&D (ricerca e sviluppo) di un'impresa sviluppa nuovi prodotti, i suoi ingegneri lavorano per realizzare determinati obiettivi. Il loro lavoro è retto da valori ben definiti. L'etica non ha bisogno di essere integrata, è già presente.

La sfida che si pone è quindi duplice: come rendere espliciti i valori perseguiti dalle innovazioni e come decidere se si tratta dei valori giusti? Per quanto concerne la prima sfida, occorre far trasparenza, interrogare in modo critico le motivazioni e gli effetti delle diverse innovazioni. La nostra prima missione consiste nel rendere esplicita l'etica apportata da un'innovazione specifica. Quali erano le motivazioni per i designer del servizio, qual è l'impatto sugli utenti e quali sono gli effetti sulla società? Quasi ogni giorno ci viene ricordato che la digitalizzazione è sinonimo di «rischio» e di «opportunità». Perfetto, ma prima di cominciare l'elenco degli effetti positivi e negativi, dobbiamo metterci d'accordo sugli standard di valutazione. La seconda sfida ci obbliga a prendere una decisione: in considerazione di quali valori desideriamo giudicare se l'innovazione è un progresso? I valori possibili non mancano. Possiamo trovarli in una grammatica sui diritti dell'uomo, negli obiettivi per lo sviluppo sostenibile (SDG) o ancora attraverso il prisma di un benessere materiale o della nostra qualità di vita. Spetta a noi scegliere.

Ma, chi è questo «noi» che s'interroga? In quanto cittadini possiamo fare delle scelte politiche che determinano i valori difesi e canalizzano il sostegno pubblico all'innovazione. Dopo le elezioni federali, tutti noi dovremmo prendere contatto con i nostri nuovi eletti e porre loro domande precise sull'impatto della digitalizzazione: come difendere la mia identità digitale in particolare tramite la protezione dei miei dati? Come regolare l'economia della piattaforma?

Questo «noi» si trova anche nelle nostre attività professionali in quanto impiegati, imprenditori, investitori. La pressione esercitata dal grande pubblico sulle pratiche commerciali più o meno dubbie sta crescendo. I consumatori vogliono avere delle informazioni di qualità sulle condizioni di prodizione dei beni e servizi. Questo vale sicuramente per l'impatto ambientale ma si estende anche a questioni specifiche del mondo digitale. Lo sguardo critico si volge in questo momento sull'impatto esercitato dai giganti del mondo digitale. Tuttavia questa tendenza coinvolgerà ben presto tutti gli attori privati o pubblici che utilizzano questi stessi dispositivi digitali. A volte la realtà ha raggiunto la fantascienza di ieri: il mio banchiere mi rifiuta un'ipoteca senza essere in grado di spiegarmi perché i suoi dispositivi di previsione gli danno una risposta negativa, il mio garagista ha accesso ai dati di tutti i miei spostamenti. La questione della responsabilità non può essere abbozzata per tutti gli attori economici, questi saranno costretti a formulare chiaramente le loro regole etiche per il mondo digitale.

Attraverso le nostre attività di laboratorio di etica dell'innovazione, abbiamo condotto decine di workshop con startup e PMI per approfondire tali questioni. All'inizio di questi workshop, le reazioni possono essere piuttosto mitigate. Questo discorso per un'etica digitale è visto come un obbligo supplementare, una cattiva notizia per gli affari. Eppure dopo due ore di discussione, spesso prevale l'opportunità. Un'etica digitale, o in senso lato un'etica dell'innovazione, sarà il vantaggio competitivo del futuro. Questo tipo di posizionamento raccoglie il consenso del grande pubblico ed è anche essenziale per dare un senso al lavoro fornito dai collaboratori e assicurare la coerenza del progetto generale.

Johan Rochel
Johan Rochel
Co-Founder & Co-Director ethix: Lab for Innovation Ethics
Lea Strohm
Lea Strohm
Lab-Manager, ethix: Lab for Innovation Ethics