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La politica non può continuare a ignorare Internet

Contribution de Nicolas Zahn

Publié le 16.03.2021


Gioia da una lato, facce costernate e commenti astiosi dall'altro. Facebook, Twitter e compagnia hanno temporeggiato per lungo tempo, rinviando a regole comunitarie, ad algoritmi del futuro e a leggi superate. Tutto però è bruscamente finito il 6 gennaio 2021: i giganti di Internet hanno cominciato a bloccare degli account, tra cui anche quello di Donald Trump, prima temporaneamente e poi a titolo definitivo. Profondamente indignati da questa «deplattforming», ossia da questa messa al bando, i sostenitori dell'ex presidente americano si sono riversati in massa su piattaforme alternative come «Parler».

Si tratta di una deprecabile censura oppure di un comportamento auspicabile da parte dalle aziende private per proteggere i loro clienti? È questa la tanto richiesta assunzione di responsabilità sociale da parte di «Big Tech», oppure è soltanto un'ipocrita «segnalazione di virtù»? Queste domande non sono state poste per la prima volta quest'anno, bensì fin dalla creazione della prima e definitiva piattaforma digitale: Internet.

Per funzionare, questa rete globale ha naturalmente bisogno di regole e standard tecnici chiari. Queste discussioni sul piano tecnico hanno anche portato alla presa di coscienza del fatto che questioni a prima vista essenzialmente tecniche possono rapidamente diventare politiche. Che ne è per esempio dei Paesi che si dichiarano indipendenti? Sono immediatamente autorizzati a rivendicare il loro nome di dominio?

Tali questioni sono sì dibattute in seno alla comunità, ma troppo raramente trovano risonanza in un pubblico più vasto.

Questo deve cambiare. Ci stiamo progressivamente rendendo conto che l'impatto delle piattaforme digitali sulla nostra società solleva importanti questioni che richiedono un dibattito politico su ampia scala. Quando per esempio si vuole passare da un servizio di messaggistica a un altro e si scopre che non vi sono quasi possibilità per trasferire le vecchie chat, ci si rende conto che preoccupazioni a prima vista solo fastidiose, come l'interoperabilità, a conti fatti sono molto importanti. La politica non può più permettersi di ignorare Internet, ma deve piuttosto collaborare con la comunità che si occupa di tecnica e di politica del web.

Se si pensa all'importanza economica delle piattaforme digitali e al posto che occupano nella vita quotidiana di ognuno di noi e si considera il basso livello di attenzione che suscitano nei media e nella politica, ci si accorge che qualcosa sta andando male.

Per affrontare tali questioni, ci si può basare sulle esperienze acquisite nell'ambito della governance di Internet. Infatti, anche la governance digitale è un processo continuo, chiamato a riunire prospettive diverse e a negoziare compromessi, come per esempio quello tra la libertà di espressione e la protezione contro i discorsi che fomentano l'odio. Oltre ai forum internazionali, vi è anche lo Swiss Internet Governance Forum – ossia il forum nazionale deputato ad occuparsi proprio di questi temi – il quale avrà luogo il 21 giugno 2021. Le proposte per la discussione possono ancora essere presentate fino al 21 febbraio.

Servono quante più voci e prospettive possibili per poter condurre un ampio dibattito sui valori che dovrebbero essere applicati anche alla nostra società nel mondo digitale. Quest'ultimo è troppo importante per essere lasciato solo ai nerd.


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Nicolas Zahn
Nicolas Zahn

Gruppo pilota Swiss IGF